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Vinitaly:
incoraggianti segnali di crescita per l'export Italiano
Si è conclusa con interessanti novità per il settore
vitivinicolo la rassegna internazionale di Verona.
Tra i lavori presentati, una ricerca realizzata dall’
IWSR (International Wine and Spirit Record) prevede che
entro il 2010 in Inghilterra la spesa per l’acquisto di
vino sarà più alta che in qualsiasi altro Stato europeo.
Dai portafogli britannici usciranno 5,5 miliardi di
sterline e la Gran Bretagna sarà il primo mercato
vinicolo del Vecchio continente.
Gli inglesi importano meno vino francese a vantaggio di
quello proveniente da nuovi mercati: in quattro anni le
importazioni dall’Australia sono cresciute del 51,7%,
sono più che raddoppiate quelle dagli Stati Uniti e sono
cresciute del 50% quelle dal Sud Africa.
Dall’esame dei dati emerge un possibile rischio di
esclusione dal mercato per le aziende italiane, anche in
considerazione del fatto che il mercato anglosassone
resta comunque quello più esigente sotto gli aspetti di
qualità e garanzia del prodotto.
Da uno studio condotto da Fedagri ed Elabora, Centro
Studi della Confcooperative è emerso che il sistema
cooperativo vitivinicolo italiano sta crescendo, in
termini di valore della produzione, di oltre il 53% in
cinque anni (2001-2005), individuando nelle cooperative
di media dimensione il modello aziendale-organizzativo
più efficiente.
Le cantine italiane restano comunque strette tra la
globalizzazione, che rafforza i legami economici tra
Paesi lontani e le difficoltà di produzione e
commercializzazione, quasi sempre riconducibili a
livelli insufficienti di organizzazione, a una ridotta
capacità di accesso ai mercati internazionali, scarsa
attenzione alle politiche di marchio e di qualità del
prodotto e di processo.
Sulla linea dell’innovazione di prodotto e di marketing
si muove anche la Regione Puglia, che ha investito nella
rassegna di Verona riservando alle cantine pugliesi un
intero padiglione per tre edizioni del Vinitaly, a
testimonianza di una strategia complessiva di rilancio
della politica agricola pugliese, che tende sempre più
verso la qualità.
Negli ultimi 10 anni gli standard di certificazione si
sono moltiplicati, allargandosi a ogni settore della
produzione agroindustriale, inducendo, di riflesso, un
controllo più raffinato su luoghi e metodi di
produzione.
Le esperienze nel settore dimostrano che le imprese che
attuano politiche della qualità sono ampiamente in grado
di reggere la concorrenza sui mercati “ricchi”, anche
sulla base di un legame con tradizione e territorio che
altri areali produttivi non possono vantare.
I protocolli più applicati a livello internazionale nel
settore vitivinicolo e quelli maggiormente richiesti
dalle catene commerciali sono il BRC (British
Retailer Consortium) e l’IFS (International Food
Standard).
L’applicazione delle suddette certificazioni nel
comparto agroindustriale pugliese conferma la necessità
di una maggiore strutturazione d’impresa, risorse umane
qualificate, maggiore dimensione, In estrema sintesi
questi sistemi si basano su:
-
adozione di un piano HACCP (analisi dei rischi e
punti critici di controllo) che include i flussi di
prodotto e gli imballaggi;
-
gestione della qualità attraverso un sistema
efficace e documentato di gestione;
-
controllo dell'ambiente produttivo, del prodotto,
dei processi e del personale. processi di
misurazione, analisi e miglioramento.
Le difficoltà che si incontrano nell’applicazione delle
norme sono soprattutto ascrivibili all’approccio
organizzativo delle aziende: distinzione delle mansioni,
scarsa attitudine nella registrazione delle operazioni,
pianificazione delle operazioni, ecc; sono, comunque,
tutti aspetti che vengono risolti, specialmente quando
la direzione aziendale rafforza la decisione di
orientare il processo produttivo in direzione di un
livello superiore di qualità.
Per Approfondimenti:
Certificazione
Agroalimentare
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Rintracciabilità dei prodotti
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