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N. 2 – Aprile 2007

 

Crisis management per la prevenzione del danno ambientale

La parte VI del D.Lgs 152/06 impone alle imprese italiane l'implementazione di una strategia tesa alla prevenzione e gestione del rischio ambientale, a tal fine, l'impresa deve adottare adeguate scelte organizzative, gestionali e tecniche per la prevenzione del rischio, nonchè meccanismi assicurativi in grado di ridurre il rischio finanziario nel caso in cui sia chiamata al ripristino di sinistri causati dalle proprie attività. Il D.Lgs 152/06 in attuazione del principio "chi inquina paga", assegna all'impresa le responsabilità in merito alla attivazione di adeguati meccanismi di gestione interna in grado di garantire:

  • L'Informazione tempestiva alle Autorità Locali e al Prefetto su potenziali pericoli;

  • L'invio di una informativa alle parti interessate in merito alle procedure di prevenzione adottate e per la messa in sicurezza nel caso di "minaccia imminente";

  • L'adozione a proprie spese delle iniziative per limitare e circoscrivere il danno.

L'obbligo assicurativo e risarcitorio previsti dalla normativa realizzano, di fatto, una integrazione tra gestione ambientale e gestione economico-finanziaria di impresa, comportando un ripensamento delle strategie che dovrà necessariamente passare dall'adozione di meccanismi di tipo gestionale, tecnico, organizzativo in grado di miminizzare il rischio complessivo. In particolare:

  • L'dentificazione delle attività generatrici di rischio ambientale;

  • Individuazione di possibili interventi tecnici in grado di eliminare il rischio;

  • Implementazione di possibili azioni di miglioramento della gestione.

Per Approfondimenti: Crisis Management. . . .

 

Pubbliche Amministrazioni: Strumenti per la valutazione delle prestazioni

Continua l'attività del Ministero della funzione pubblica per lo sviluppo di strumenti in grado di assistere le pubbliche amministrazioni nella valutazione delle proprie prestazioni organizzative. La pubblica Amministrazione più dell' l'imprenditoria e degli altri settori necessita di avviare un rapido processo di rinnovamento al fine di erogare ai cittadini servizi di qualità e a costi contenuti. Tra gli strumenti organizzativi disponibili il Ministero ha individuato alcuni strumenti di autoanalisi dell'organizzazione -il VIC e il CAF- il cui utilizzo da parte di Amministratori locali può consentire l'avvio di un percorso di miglioramento.

                                        Per Approfondimenti: Questionario di Autovalutazione. . .

 

 

Vinitaly: incoraggianti segnali di crescita per l'export Italiano

Si è conclusa con interessanti novità per il settore vitivinicolo la rassegna internazionale di Verona.

Tra i lavori presentati, una ricerca realizzata dall’ IWSR (International Wine and Spirit Record) prevede che entro il 2010 in Inghilterra la spesa per l’acquisto di  vino sarà più alta che in qualsiasi altro Stato europeo. Dai portafogli britannici usciranno 5,5 miliardi di sterline e la Gran Bretagna sarà il primo mercato vinicolo del Vecchio continente.

 

Gli inglesi importano meno vino francese a vantaggio di quello proveniente da nuovi mercati: in quattro anni le importazioni dall’Australia sono cresciute del 51,7%, sono più che raddoppiate quelle dagli Stati Uniti e sono cresciute del 50% quelle dal Sud Africa.

Dall’esame dei dati emerge un possibile rischio di esclusione dal mercato per le aziende italiane, anche in considerazione del fatto che il mercato anglosassone resta comunque quello più esigente sotto gli aspetti di qualità e garanzia del prodotto.

Da uno studio condotto da Fedagri ed Elabora, Centro Studi della Confcooperative è emerso che il sistema cooperativo vitivinicolo italiano sta crescendo, in termini di valore della produzione, di oltre il 53% in cinque anni (2001-2005), individuando nelle cooperative di media dimensione il modello aziendale-organizzativo più efficiente.

Le cantine italiane restano comunque strette tra la globalizzazione, che rafforza i legami economici tra Paesi lontani e le difficoltà di produzione e commercializzazione, quasi sempre riconducibili a livelli insufficienti di organizzazione, a una ridotta capacità di accesso ai mercati internazionali, scarsa attenzione alle politiche di marchio e di qualità del prodotto e di processo.

 

Sulla linea dell’innovazione di prodotto e di marketing si muove anche la Regione Puglia, che ha investito nella rassegna di Verona riservando alle cantine pugliesi un intero padiglione per tre edizioni del Vinitaly, a testimonianza di una strategia complessiva di rilancio della politica agricola pugliese, che tende sempre più verso la qualità.

 

Negli ultimi 10 anni gli standard di certificazione si sono moltiplicati, allargandosi a ogni settore della produzione agroindustriale, inducendo, di riflesso, un controllo più raffinato su luoghi e metodi di produzione.

 

Le esperienze nel settore dimostrano che le imprese che attuano politiche della qualità sono ampiamente in grado di reggere la concorrenza sui mercati “ricchi”, anche sulla base di un legame con tradizione e territorio che altri areali produttivi non possono vantare.

 

I protocolli più applicati a livello internazionale nel settore vitivinicolo e quelli maggiormente richiesti dalle catene commerciali sono il BRC (British Retailer Consortium) e l’IFS (International Food Standard).

 

L’applicazione delle suddette certificazioni nel comparto agroindustriale pugliese conferma la necessità di una maggiore strutturazione d’impresa, risorse umane qualificate, maggiore dimensione, In estrema sintesi questi sistemi si basano su:

  • adozione di un piano HACCP (analisi dei rischi e punti critici di controllo) che include i flussi di prodotto e gli imballaggi;

  • gestione della qualità attraverso un sistema efficace e documentato di gestione;

  • controllo dell'ambiente produttivo, del prodotto, dei processi e del personale. processi di misurazione, analisi e miglioramento.

Le difficoltà che si incontrano nell’applicazione delle norme sono soprattutto ascrivibili all’approccio organizzativo delle aziende: distinzione delle mansioni, scarsa attitudine nella registrazione delle operazioni, pianificazione delle operazioni, ecc; sono, comunque, tutti aspetti che vengono risolti, specialmente quando la direzione aziendale rafforza la decisione di orientare il processo produttivo in direzione di un livello superiore di qualità.

Per Approfondimenti: Certificazione Agroalimentare . . .

                                                                            Rintracciabilità dei prodotti  .  . . .

 

  

Certificazione della produzione di calcestruzzo entro il 31/12/2007

Il decreto D.M. 14 settembre 2005 - Norme Tecniche per le Costruzioni - del Ministero delle Infrastrutture introduce, entro il 31/12/2007, l’obbligo della Certificazione del Controllo di Produzione in Fabbrica di calcestruzzo prodotto con sistema industrializzato. Nel Cap. 11.1.8 del Decreto è stabilito che: “Il sistema di gestione della qualità del prodotto che sovrintende al processo di fabbricazione del produttore di conglomerato cementizio confezionato con processo industrializzato deve essere predisposto in coerenza con le norme UNI EN 9001 e certificato da parte di un organismo terzo indipendente”.

 Per Approfondimenti: Linee guida . . .

 

 

 

Marcatura CE di manufatti in pietra naturale per rivestimenti e pavimentazioni

La marcatura CE dei prodotti in pietra per rivestimenti e pavimentazioni deve essere effettuata in conformità alle norme UNI EN 1469/2005 “Lastre per pavimenti” e UNI EN 1341/2003 “Lastre di pietra naturale per pavimentazioni esterne”.

L’applicazione prevede, un sistema di attestazione di livello 4, con alcune eccezioni per le quali si applica il livello di attestazione 3.

 

Marcatura CE di finestre e porte pedonali

A partire dal 1 febbraio 2007 è possibile apporre la marcatura CE su porte e finestre pedonali ai sensi della norma EN 14351-1: 2006 secondo il sistema di attestazione 3 che comporta la caratterizzazione iniziale del prodotto mediante prove di tipo e l’implementazione di un sistema di controllo della produzione in fabbrica conforme ai requisiti della norma.

 

 

 

Finanziamenti:Trasferite ad ISMEA la gestione delle risorse previste per il passaggio generazionale in agricoltura (D. Lgs. 185/00)

Il Decreto 28 dicembre 2006 emanato dal Ministero delle Politiche Agricole , Alimentari e Forestali di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze (pubblicato in G.U. n. 5 del 08-01-2007) ha trasferito la gestione delle risorse previste dal Decreto Legislativo 185/2000 – Titolo I – Capo III, da Sviluppo Italia SpA ad ISMEA, Ente economico di diritto pubblico destinato allo sviluppo della capacità competitiva del sistema agricolo e alimentare italiano.

Il Decreto Legislativo 185/2000 – Titolo I – Capo III (ex legge135/97) è uno strumento legislativo sviluppato per risolvere il problema del passaggio generazionale di un’impresa, che costituisce sempre un momento estremamente delicato nella storia di un’attività imprenditoriale. Durante questa fase, il tasso di mortalità aziendale subisce delle rapide impennate, dovute talvolta al disinteresse dei figli per l’attività dei padri, talaltra dalla mancanza di preparazione nell’affrontare i compiti manageriali e gestionali di un’impresa.

Il Decreto Legislativo 185/2000 – Titolo I – Capo III, o, come genericamente definito “Subentro in Agricoltura”, rappresenta uno strumento rivolto a giovani imprenditori agricoli, anche organizzati in forma societaria, che intendono subentrare a un parente entro il terzo grado nella conduzione di un’azienda agricola. Per poter usufruire delle agevolazioni, è necessario possedere i seguenti requisiti:

  • Età compresa tra i 18 e i 39 anni;

  • Residenza nei territori agevolati; in caso di società, la stessa  dovrà avere sede nei territori agevolati;

  • Qualifica di Imprenditore Agricolo Professionale (IAP), necessaria anche nel caso in cui il soggetto subentrante sia una società.

I progetti di impresa possono riguardare la produzione, la trasformazione e la commercializzazione di prodotti agricoli, nonché le attività di agriturismo limitatamente a misure di diversificazione del reddito agricolo. I progetti  devono essere finalizzati alla riduzione dei costi di produzione, al miglioramento o alla riconversione della produzione, alla tutela e/o al miglioramento dell’ambiente, delle condizioni di igiene e benessere degli animali, alla diversificazione delle attività agricole. La legge non consente il finanziamento di progetti che prevedono la mera sostituzione di  beni già esistenti.

L’importo massimo dell’investimento totale per il quale si richiedono le agevolazioni, non può superare 1.032.000,00 €, IVA esclusa. La legge prevede l’erogazione di agevolazioni che consistono in:

  • mutui a tasso agevolato e contributi a fondo perduto a copertura delle spese di investimento e di assistenza tecnica;

  • contributi a fondo perduto come premio di primo insediamento.

Il Decreto che ha trasferito la gestione dei fondi del “Subentro in Agricoltura” da Sviluppo Italia ad ISMEA, non ha individuato alcuna variazione nelle modalità operative di utilizzo dello strumento di finanza agevolata.

Non essendoci ad oggi nessuna altra indicazione in merito, ci riserviamo di fornire una tempestiva informazione non appena saranno comunicate le eventuali variazioni delle vigenti procedure per le domande di contributi agevolati a valere sulla suddetta legge.

 

                          Per Approfondimenti: La transizione generazionale nelle PMI .  .  .  

 

 

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