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     FORMAZIONE E LAVORO

news del 17 giugno 2013

Politiche del lavoro e modelli di organizzazione della formazione professionale per favorire l’inserimento dei giovani

Annunci di miracolosi interventi sulle politiche del lavoro caratterizzano l’attuale scenario politico, distogliendo l’attenzione dai principali driver del lavoro - politiche industriali, politiche di innovazione, politiche energetiche, etc. etc. I flebili rimandi ad un taumaturgico intervento di una non meglio identificata “Unione Europea” in merito a politiche di sviluppo, celano viceversa la totale assenza di qualsiasi politica industriale di livello Nazionale o Europeo. Appare peraltro paradossale delegare proprio all’Unione Europea lo sviluppo di politiche industriali, quando è noto che l’unico intervento dalla sua costituzione è rappresentato dal cosiddetto piano Davignon degli anni ’80, che nell’apparente tentativo di favorire la riconversione del settore siderurgico, ha determinato di fatto effetti di concentrazione e privatizzazione, con oneri a carico della collettività.

Senza dimenticare poi, che il nostro Paese, quando ne ha avuto la volontà politica, è stato in grado di incentivare un’industria assolutamente competitiva (come negli anni ’50), nonché di attivare le politiche di formazione universitaria, post-universitaria e professionale a supporto dello sviluppo programmato.

Appare evidente come sussista una stretta correlazione tra le politiche del lavoro e della formazione ad esso correlata e le politiche industriali e di sviluppo di medio lungo periodo.

Partendo da questo assunto, pur condividendo da un lato gli obiettivi delineati dalle recenti proposte presentate dalla CGIL, nell’ambito dell’iniziativa chiamata "Garantiamo Noi! Un Paese all'altezza delle nostre capacità. La Youth Guarantee anche in Italia", tesa appunto a garantire ai giovani offerte di lavoro, corsi di perfezionamento, contratti di apprendistato o tirocini di qualità, si osserva dall’altro l’assenza di politiche di sviluppo ed industriali di medio lungo periodo, che possano consentire di individuare un concreto orientamento delle politiche di formazione e lavoro.

In altri termini sono stati individuati obiettivi, peraltro assai ambiziosi considerato l’attuale contesto, nella totale assenza di linee strategiche di intervento.

Al fine di individuare i potenziali scenari e modelli di organizzazione necessari per affrontare le sfide dell’attuale contesto competitivo è stato condotto uno studio interno finalizzato ad elaborare un modello organizzativo della formazione. Il modello individua soluzioni win-win per tutti gli attori coinvolti, ma evidenzia l’esistenza di numerosi “fattori di impatto” sulle risorse e sulle politiche della formazione.

 

Documenti di riferimento

RAPPORTO TECNICO INTERNO

Modello di organizzazione della formazione professionale

 

 

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