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     SPECIALE SICUREZZA SUL LAVORO

 

RUSH FINALE PER IL TESTO UNICO SICUREZZA. ULTIMA TAPPA, L'ESAME DEFINITIVO DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI.

Il Testo Unico Sicurezza sul Lavoro (Schema di Decreto Legislativo), attuativo della legge delega n. 123 del 3 agosto 2007, e destinato a sostituire lo storico D. Lgs. 626/94, è stato approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 6 marzo. Il 12 marzo, la Conferenza Stato-Regioni, ha emesso, ad eccezione del Veneto, parere favorevole, sia pur con numerose proposte emendative. Nei successivi 18 e 20 marzo, si sono favorevolmente espresse anche le Commissioni riunite Lavoro, Affari Sociali e Bilancio della Camera e la Commissione Lavoro del Senato. In entrambi i casi, però, il parere positivo è stato accompagnato da alcune osservazioni, sia pur non vincolanti per il varo definitivo da parte del Consiglio dei Ministri.

Sembra dunque, che il maggior ostacolo, ovvero quello dei tempi ristretti, sia stato superato con il rapido lavoro delle Commissioni parlamentari di Camera e Senato, sebbene la delega per il riordino della normativa, scadrà, ai sensi dell'art. 1 Legge 3 agosto 2003 n. 123, il 25 maggio prossimo. Se, con la stessa rapidità, il Decreto non verrà definitivamente varato, non sarà possibile dar seguito alla delega, e nella prossima legislatura il Governo dovrà nuovamente ottenere un mandato dal Parlamento, prima di poter rimettere in gioco la modifica dell'attuale disciplina.

LE PRINCIPALI NOVITA' INTRODOTTE DAL TESTO UNICO.

Il Testo Unico marcherà un vistoso tratto di discontinuità con il passato, poiché, se pur strutturato in maniera analoga  all'uscente 626/94, al suo interno trovano posto importanti novità, prima fra tutte l'ampliamento del campo di applicazione della normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro a tutti i settori, tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori, indipendentemente dal rapporto contrattuale che li lega all'imprenditore. Saranno dunque tutelati anche i lavoratori "flessibili", a domicilio e a distanza, come è il caso del telelavoro.

Le aziende che non rispetteranno gli obblighi previsti in materia di sicurezza verranno automaticamente tagliate fuori dagli appalti pubblici e quelle con oltre il 20% di lavoratori in nero, verranno sanzionate.

Ulteriore elemento qualificante, è costituito dalla razionalizzazione e dal coordinamento degli interventi ispettivi, in modo da rendere più efficace la vigilanza ed evitare sovrapposizioni e duplicazioni di funzioni tra i soggetti e gli organismi deputati al controllo.

Ruolo primario è affidato alla formazione, concepita come strumento essenziale di prevenzione e tutela. E' previsto, infatti, l'inserimento della materia "salute e sicurezza sui luoghi di lavoro" nei programmi scolastici e universitari, per sensibilizzare, informare e soprattutto diffondere la cultura della sicurezza tra i giovani.

In tutte le aziende, indipendentemente dal numero dei dipendenti, dovranno tenersi le elezioni dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza. Nascono nuove figure giuridiche: il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza Territoriale e il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza di Sito, per quelle realtà particolarmente complesse e pericolose (porti, cantieri, grandi opere, siti industriali).

E' prevista anche una semplificazione degli adempimenti di tipo burocratico, specie per le PMI, al fine di favorire lo sviluppo della politica della sicurezza in azienda, di modo che essa non sia più vista come l'adempimento ad un obbligo di legge, ma come obiettivo di miglioramento aziendale, parte integrante dell'intero sistema.

LE OSSERVAZIONI DELLE COMMISSIONI.

I pareri espressi dalle Commissioni  della Camera e del Senato, sono stati accompagnati da numerose osservazioni, tra le quali emergono quelle di seguito riportate.

Le Commissioni riunite Lavoro, Affari Sociali e Bilancio della Camera hanno evidenziato:

1) l'opportunità di prevedere un'entrata in vigore differita relativamente a quelle disposizioni che prevedono adempimenti aggiuntivi rispetto a quelli già disposti dal D. Lgs. 626/94;

2) l'opportunità di inserire tra gli enti preposti all'organizzazione dei corsi di formazione, le associazioni di promozione della salute e della sicurezza riconosciute dal ministero del Lavoro;

3) la proposta di ripristinare l'apparato sanzionatorio previsto dal D. Lgs. 626/94, ovvero l'arresto o l'ammenda (in luogo della sola ammenda o della sola sanzione amministrativa pecuniaria), per determinate violazioni inerenti la valutazione dei rischi;

La Commissione lavoro del Senato, oltre a quanto già osservato dalle Commissioni della Camera, ha proposto:

1) che almeno il 5% del monte ore scolastico sia riservato alla formazione sulla salute e sicurezza nei luoghi di vita e di lavoro;

2) l'opportunità di estendere in caso di cantieri temporanei e mobili, l'obbligatorietà della figura del coordinatore in fase di esecuzione a tutti i cantieri stessi, senza alcuna esclusione;

3) di prevedere, nell'ambito del contratto di somministrazione di lavoro, una serie di obblighi, quali: l'obbligo per il somministratore di informare i lavoratori sui rischi connessi all'attività produttiva e di formare i lavoratori sull'uso  delle attrezzature di lavoro necessarie allo svolgimento delle attività per le quali vengono assunti; l'assoluta necessità di specificare nel contratto se detti obblighi sono facoltativamente posti in capo all'utilizzatore; l'obbligo per l'utilizzatore di informare i lavoratori nel caso in cui le mansioni da svolgere richiedano una speciale sorveglianza medica o comportino particolari rischi, ecc..

Le osservazioni elaborate dalle Commissioni, non vincolanti per il Governo, potrebbero non essere recepite e dunque, il Testo Unico sulla Sicurezza potrebbe essere varato così come è stato concepito.

LE SANZIONI PREVISTE DAL DECRETO.

Il Testo Unico prevede un regime sanzionatorio più morbido del precedente.La massima pena prevista, ovvero 18 mesi di carcere, è contemplata solo per i datori di lavoro che mancheranno di effettuare la valutazione dei rischi nelle aziende più esposte al pericolo di infortuni (ad esempio, stabilimenti che trattano sostanze pericolose, centrali termoelettriche, aziende di fabbricazione di esplosivi).

In alcune circostanze, meno gravi, se il datore di lavoro si mette in regola con gli adempimenti previsti, l'arresto può essere trasformato nel pagamento di un'ammenda, di importo non inferiore a 8.000 € e non superiore a 24.000 €. Questa possibilità è esclusa quando il datore di lavoro è recidivo o qualora, in seguito a mancata valutazione del rischio, si siano verificati infortuni sul lavoro con danni alla salute dei lavoratori.

In caso di incidenti colposi gravi, che abbiano generato feriti o morti, oltre alla sanzione amministrativa fino a 1.500.000 €, scatta anche la sospensione dell'attività e l'interdizione alla collaborazione con le P.A. e alla partecipazione a gare d'appalto e d'asta, oltre ovviamente alle imputazioni di carattere penale per lesioni o omicidio colposo.

Le somme raccolte con l'irrogazione delle sanzioni, verranno utilizzate per finanziare la prevenzione.

GIUDIZI E PROPOSTE DEGLI IMPRENDITORI.

Agli imprenditori, diretti destinatari della normativa, il Testo Unico non piace per niente. Confindustria, che fin dall'inizio del negoziato ha contestato i 300 articoli del Testo, ha inquadrato lo Schema di Decreto Legislativo come un sistema basato fortemente sull'inasprimento delle pene, che dedica poco o nulla alla prevenzione, in una logica decisamente antindustriale. Gli industriali hanno inoltre lamentato l'impossibilità di esaminare il Testo Unico per tempo, avendolo ricevuto solo poco prima della sua approvazione.

Emma Marcegaglia, neo Presidente di Confindustria, pur confermando la contrarietà alla logica punitiva come soluzione al problema, conviene sulla assoluta priorità da accordare alla questione della sicurezza dei lavoratori, e annuncia la prossima istituzione di una Vicepresidenza ad hoc di Confindustria, specifica per questo settore.

Con la stessa ottica, è stata favorevolmente accolta la proposta di Massimo Ferrarese, Presidente di Confindustria Brindisi, che ha lanciato l'idea di introdurre un "certificato" che garantisca il rispetto da parte delle imprese delle norme sulla sicurezza, rilasciato esclusivamente a quelle aziende che dimostrino di essere in linea con gli adempimenti, determinando, pertanto, l'ammissione delle stesse alle gare d'appalto o ai finanziamenti pubblici.

UN COMMENTO.

La salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro è una scelta di "civiltà" e di "dignità".

 

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